Le «Vergini di Vanzo»

La prima delle «vergini secolari» che don Domenico Leonati raccoglie a Ponte di Brenta, è una maestra della parrocchia: Elisabetta Stradiotto, nel 1740, mette a disposizione la sua casa per ospitare le ragazzine che don Leonati già mantiene a sue spese con l’aiuto della mamma e del fratello Francesco. L’intuizione creativa del parroco consiste nel togliere dal degrado, dall’ozio e dai pericoli le fanciulle più esposte, insegnare loro un lavoro ed educarle cristianamente.
«Giravano nella Villa di Ponte di Brenta molte povere Fanciulline, parte orfane e parte in altra forma necessitose; ed essendovi allora Parroco D. Domenico D.r Leonati, […] raccolse un certo numero delle più abbandonate Figliuoline, e le collocò in casa di una pia Maestra affinché fossero levate da ogni pericolo ed educate nel santo timor di Dio, nella Dottrina Cristiana e nei lavori propri della loro età» (Teresa Leonati).

L’intuizione creativa di Don Domenico Leonati consiste nel togliere dal degrado, dall’ozio e dai pericoli le fanciulle più esposte, insegnare loro un lavoro ed educarle cristianamente.

Molti cittadini apprezzano e sostengono l’iniziativa. Ben presto don Domenico deve provvedere due nuove educatrici: «Moltiplicandosi esse Fanciulle, vi fu bisogno di altre due capaci Maestre, che furono ben tosto trovate dal zelante Parroco» (Teresa Leonati). Queste maestre mettono in gioco gratuitamente la loro vita per riscattare povere fanciulle prive di istruzione e di un’accurata educazione.  
Quando il «Conservatorio» così fondato, è trasferito a Padova, in zona Vanzo (1751), per seguire don Leonati, che il Vescovo ha chiamato come confessore e padre spirituale nel Seminario, le fanciulle accolte nell’Istituto aumentano ancora e c’è bisogno di altre maestre. Queste cominciano ad essere chiamate dal popolo «Vergini di Vanzo», dal nome della contrada nella periferia della città in cui vivono,. La loro età varia tra diciassette e i quarant’anni. Sono: Elisabetta Boldrin, Maria Squarcina, Anna Maria Bindisen Bastort, Elisabetta Rigato, Anna Squarcina, Maria Destro, Teresa Gastaldi, M. Maddalena Beghinello, Veronica Donà, Teresa Copin.
Si segnalano in particolare Giulia Boldrin, che per quasi trent’anni guiderà una comunità tra le zone più povere della città, e soprattutto Teresa Leonati (1728-1812), nipote di don Domenico, che, entrata nel Conservatorio a vent’anni, vi rimarrà come superiora per oltre sessanta. Dopo la soppressione del Conservatorio, determinata dal governo napoleonico, si ritirerà nel Borgo cittadino della Paglia, dove sopravvivrà un solo altro anno. Un’altra maestra, Rosa Agosto, riavvierà in Vanzo un’opera simile al Conservatorio, ma la sua morte prematura vanificherà il tentativo.

Le maestre mettono in gioco gratuitamente la loro vita per riscattare povere fanciulle prive di istruzione e di un’accurata educazione.

Infine va ricordata Pasqua Sandrini, alla quale si dovrà la rifondazione del Conservatorio in Borgo Santa Croce: «per quasi sessant’anni, a Vanzo e nel Collegio di Santa Croce, offr[irà] l’educazione gratuita alle abbandonate figlie, provvedendo alimento e indumenti» (dal necrologio).
Lo stile di vita delle Vergini di Vanzo risponde tanto ad una vocazione di dedizione totale, quanto alle necessità di un apostolato fra i più umili nella città. Queste donne «vivono libere da qualunque legame di Voti, non hanno particolar Abito Religioso, non Clausura, possono uscire a proprio arbitrio, vivono indipendenti come ogni altro Laico; non professano Regola [religiosa] ma vivono in Comunità. Vivono del necessario per il loro tenue vitto e vestito. Si mantengono col loro lavoro assiduo, e sono tutte impegnate ad ammaestrar ne’ costumi e nel lavoro, circa duecento povere vaganti Giovani, per metterle in istato di uscire dalla miseria, in cui si trovavano. Le Giovani miserabili, […] non solo sono raccolte senza pagamento dalle stesse Vergini, ma anzi si tengono ciò che guadagnano nei lavori loro insegnati» (Teresa Leonati).
Tutte vivono in comunità, «hanno da Loro stesse formato un metodo di vita pel buon regolamento della medesima». Solo dopo alcuni anni riceveranno una Regola di vita composta da don Domenico. Pregano, sono impegnate nell’adorazione eucaristica diurna e notturna, coltivano l’orto, si impegnano nel cucito, nel ricamo, nella lavanderia, accudiscono anche la biancheria del seminario.
Con le Vergini di Vanzo, che a gruppi di tre o quattro raggiungono altre fanciulle bisognose in vari borghi della città di Padova, sorgono le prime scuole gratuite, da cui «trae beneficio un elevato numero di fanciulle» (dalle cronache).

In comunità per servire Dio e i fratelli.

Quando il Conservatorio viene soppresso, molte maestre e ragazze ritornano nelle loro famiglie; invece altre diciassette, con una trentina di fanciulle orfane, si rifugiano in piccoli locali presi in affitto. Ma dopo la fine della dominazione napoleonica, come già ricordato, Pasqua Sandrini ottiene il permesso di ripristinare il Conservatorio nell’ex Collegio dei Padri Somaschi in Borgo Santa Croce. È la sede che diverrà ed è tuttora la Casa generalizia delle Suore di San Francesco di Sales, la Congregazione erede del carisma di don Domenico Leonati, che continua l’opera educativa delle “Vergini di Vanzo” attuando oggi il loro stile di vita.

Alcuni pensieri

San Francesco di Sales

Continuiamo solo a lavorare bene, sapendo che non c’è terreno tanto ingrato che l’amore del coltivatore non possa rendere fecondo.

Papa Francesco

Portiamo nel cuore il sorriso e doniamolo a quanti incontriamo nel nostro cammino.

Santa Giovanna di Chantal

Dio sia la vostra forza, la vostra pace e la vostra consolazione.