Cart

Mercoledì, 21 Febbraio 2018

Anniversario morte don Domenico Leonati

Dall’omelia di don Leonardo Scandellari

Partendo da un’espressione della liturgia del giorno: «Chiunque è stato generato da Dio non commette peccato, perché un germe divino rimane in lui» (1ª Gv 3,9), don Leonardo ha richiamato l’attenzione su ciò che sembra aver guidato don Domenico Leonati quando diede vita al primo nucleo di quella che sarebbe divenuta la Congregazione Salesia. Preoccupato dalla necessità di provvedere educazione e assistenza a fanciulle e giovani esposti al degrado e alla corruzione che colpivano sopattutto le famiglie di umili condizioni nella sua parrocchia e nella città, “inventa” uno strumento adatto alla situazione: una famiglia di donne, anzi consacrate, dedite a quest’opera di carità. Seguendo la grande tradizione rappresentata dal «Dottore della mitezza», S. Francesco di Sales: la diffusione del bene come unico modo efficace per contrastare il male, don Domenico addotta lo stile della mitezza e della misericordia, piuttosto che limitarsi a predicare la moralità. Da figlio del suo tempo, sensibile alle intemperie culturali di un secolo nel quale si guardava sempre più all’attività educativa per formare la persona e il cittadino e per prevenire il disagio e il degrado, combatte l’ignoranza e l’abbandono. Tante volte don Domenico, da parroco, avrà avvertito l’urgenza di puntare su un’azione capace di istruire le intelligenze ed educare i sentimenti e gli affetti di tanti giovani che non avevano mai avuto nulla e, proprio perché privi di “anticorpi”, erano esposti a qualunque tentativo di sfruttamento e di degrado. La sua opera avrà certo incontrato difficoltà ma… anche oggi l’opera educativa incontra ostacoli che seminano sfiducia negli educatori, indispensabili nella vita di un essere umano, che si vedono sempre più abbandonati da coloro che nella società dovrebbero rappresentare i loro migliori alleati… La convinzione che sosteneva don Domenico era quella di seminate a piene mani il bene, di contrastare il male creando il gusto del bene, come ha fatto don Bosco un secolo dopo ispirandosi anche lui a Francesco di Sales e realizzando il «metodo preventivo» sempre valido per qualsiasi educatore. «Chi è stato generato da Dio non commette peccato, perché un germe divino rimane in lui». Fra i tanti modi di descrivere la missione affidata dal Fondatore all’Istituto Salesio, credo ci possa stare anche questo: custodire e alimentare il «germe divino» nel cuore di ognuno, perché non c’è nessuno che manchi di questo seme nel proprio intimo, nessuno che non abbia bisogno di lavorarci perché questo principio di vita, puro dono del Padre, porti frutti sempre più abbondanti. Il germe di cui parla Giovanni nella prima lettura della liturgia di oggi, è questo mistero presente in ciascuno di noi: Dio Padre ci ha fatti diventare suoi figli! La testimonianza di vita di don Domenico Leonati, ci aiuta a risalire all’origine di quella fede che non nasce dalle nostre buone intenzioni di “fare del bene” o di “vivere onestamente”, ma è qualcosa che germoglia e mette radici nel nostro spirito grazie all’iniziativa di Dio. Don Domenico intuiva che tutto questo, per i suoi ragazzi, rappresentava una concreta possibilità di riscatto perché la «vita buona» del cristiano diviene l’anima di un’esistenza pienamente umana, principio di rigenerazione per qualunque comunità. La fede ci difende dal male e rende il nostro cuore sempre più largo e capace di diffondere ovunque il bene che ha ricevuto.

Mercoledì, 21 Febbraio 2018