Suore di San Francesco di Sales - Salesie

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Lunedì, 12 Febbraio 2018

Solennita' di S. Francesco di Sales

Omelia di don Leopoldo Voltan La frase “Vi dono il cuore e lo spirito” detta da S. Francesco di Sales il giorno prima di morire, mi sembra identificativa di un cuore largo, senza confini, che sapeva solamente donarsi ed aprirsi agli altri. Così inizia l’omelia don Leopoldo sostituto del vicario generale don Giuliano Zatti nella celebrazione della solennità di S. Francesco di Sales. Nella sua riflessione don Leopoldo passa poi a citare la lettera di San Paolo apostolo agli Efesini: “A me è stata concessa la grazia di annunciare le impenetrabili ricchezze di Cristo” (Ef. 3,8-13) Queste impenetrabili ricchezze e questo mistero nascosto nei secoli sono la vita stessa, l’umanità di Gesù, la concretezza della sua incarnazione. In un tempo in cui tante parole sono usate spesso con un alto tasso di violenza e di scontro come se fossero armi con cui difenderci o aggredire gli altri per esserne superiori, San Paolo e san Francesco di Sales ci indicano una strada che porta a parlare bene di Dio, dell’uomo e all’uomo. Se Gesù è il compimento dell’umano e contiene tutti i segreti della vita, se Gesù, appassionato di questa nostra vita umana, ha scelto l’Incarnazione e ci rimanda all’altezza della nostra umanità, allora noi per parlare dell’altezza di questa vita, possiamo usare parole alte, belle, nobili. Non parole pressapochistiche e fuori posto, quasi condannando il mondo e la nostra società, ma parole che disvelamento della bellezza del Signore nella vita di ogni uomo. Non ci può essere spazio per una misura bassa, per la contesa, la lotta, il rammarico, il giudizio anche nel nostro modo di stare nel mondo come Chiesa… Chi ha il cuore grande parla dall’abbondanza del suo cuore, comunica la ricchezza del suo cuore, sa vedere il bello anche di fronte a ciò che è duro, spiacevole e lavora sulla riconciliazione e la dolcezza. L’altra breve riflessione riguarda il comandamento dell’amore. Colpisce sempre vedere che in Gesù l’amore è comandato. È così importante e decisivo che non può essere lasciato al nostro umore, al nostro sentire, alle nostre sensazioni, alla nostra soggettiva interpretazione. Questo stride un po’ con il nostro tempo così condizionato da un’estesa libertà e da una forte autodeterminazione. Il comando non contraddice la libertà, anzi, è proprio della libertà scegliere, decidere e decidersi. L’amore non è optional, ma quel “come io vi ho amato” (Gv 15,12) è la prospettiva etica e libera di impegnare la vita senza che rischi di rimanere stretta in orizzonti troppo brevi. Amore, secondo una possibile etimologia, deriva da “a-mors”, che letteralmente significa “togliere la morte". È l’unico vero antidoto alla morte, la supera e la vince in quanto esprime una logica diversa che è più forte dei limiti temporali e terreni. Togliere la morte all’altro significa consegnare la propria vita perché l’altro viva: è la grande lezione di Gesù, ripresa da san Francesco di Sales. Consegno, offro la mia vita perché tu viva! Dire “ti amo” significa dire “sono pronto a morire perché tu abbia vita”. E arriviamo alla dimensione dell’amicizia. “Vi chiamo amici dice Gesù“ (Gv 15,15). Mi sembra che l’interpretazione di S. Francesco sia stata allargante perché, non solo i discepoli di Gesù, quindi non solo i presbiteri e i consacrati, ma tutti i cristiani possono esprimere questa amicizia, a partire dai loro stati di vita (cf Filotea). Quella di S. Francesco di Sales è un’ intuizione di largo anticipo! Noi facciamo ancora fatica a coniugare tutto questo perché sembra che il modello della vita cristiana sia il prete o il religioso e che al laico manchi sempre qualcosa. La Chiesa è davvero una famiglia aperta: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” (Mc 3,33). Tanti uomini e donne oggi cercano questa amicizia di Gesù, anche se magari in modi non convenzionali, senza passare nelle nostre parrocchie. A noi il compito di allargare questa prospettiva perché ogni persona si senta dentro la circolarità eccezionale dell’amicizia, non distante da Gesù, proprio in ciò che è e in ciò che fa. Non c’è niente di più gratuito ed incondizionato dell’amicizia. A voi suore salesie auguro di spendere la vita perché gli uomini d’oggi si sentano nell’abbraccio amicale di Gesù, si sentano già in questa circolarità bella di affetto e di relazione con Lui e, a partire da questo, vivano con gioia, con più festa, con più totalità questa speciale avventura: essere uomini!

Lunedì, 12 Febbraio 2018